Modulo: Corso di teatro
Progetto: Corso di teatro
Durata: dal 4 dicembre 2025 al 26 marzo 2026, 2 ore settimanali extra-curriculari, totale 30 ore
Esperto esterno: Alessandro Pezzali del Teatro Magro
Referente interna alla scuola: Prof.ssa Alessandra Pasetti
Luogo: Palestrina del nostro Istituto
CLIC. Un faretto si accende e inonda i nostri corpi irrigiditi sul palco, sciogliendoli. Il trapasso si consuma in un istante, ma quella luce che squarcia la tenebra sospesa sopra di noi dissolve anche le nostre incertezze. Calchiamo il palco come avevamo fatto per mesi soltanto nella nostra immaginazione, camminando in realtà sul pavimento della Palestrina. La Palestrina, eccola: fucina di tutte le idee. Lì ci siamo ritrovati, per caso, per passione, per sghiribizzo, per motivi ancora non del tutto identificati, in una giornata d'inverno. Ci si conosceva, ci si parlava, si era amici. Avrei detto di conoscere bene quelle persone. Eppure, ciò che ho scoperto nei mesi successivi avrebbe ribaltato tutte le mie certezze. A teatro ho avuto la possibilità di approfondire la conoscenza di
amici, compagni di classe ed emeriti sconosciuti a livelli dell'animo che non avrei mai potuto raggiungere altrimenti. Forse esagero, ma oggi sento di avere di molti di loro un quadro molto più complesso e articolato di quello che avevo all'inizio. Nel teatro ho trovato complessità. Ho trovato
sfaccettature. Nella quotidianità, in qualche modo, ciascuno finisce per categorizzarsi, per ridursi a una macchietta; il teatro, invece, infrange ogni etichetta e ti costringe a confrontarti con la tua molteplicità. Camminata a velocità cinque, poi quattro, poi tre, due, uno; e subito dopo sei, sette, otto. Per saper recitare bisogna saper controllare il corpo. Ogni movimento dev'essere pensato. Poi iniziano le improvvisazioni. Vieni calato in una situazione anomala, che non ti appartiene, e sei costretto a ripensare a chi sei davvero. E poi risa. Tante risa. Con il tempo, però, le improvvisazioni si consolidano: diventano scene ripetute, fissate, limate. Diventano parte di qualcosa di più grande, di uno spettacolo. L'impegno si fa costante, ti senti parte di un progetto, di una logica artistica. Inizi a costruirti un'identità teatrale. L'interazione con gli altri ti arricchisce, affina le tue capacità,
alimenta la curiosità e ti spinge a migliorare, tutto sotto lo sguardo attento di Alessandro, messaggero di Teatro Magro, sempre capace di incoraggiare senza rinunciare a pretendere
qualcosa di più. Poi arriva la performance finale. Ne restano tanti fotogrammi sparsi. Materialmente è rimasto ben poco dello spettacolo: forse soltanto un cartellone con tutte le nostre firme, quasi fosse un testamento artistico. E forse è giusto così. Perché nella mente e nel cuore resterà
indelebile quella luce comparsa sul palco, che ci invitava a entrare in scena e a mostrare ciò che noi — solo noi, insieme ad Alessandro — avevamo costruito durante quei lunghi mesi d'inverno. Certo, con l'aiuto di Shakespeare, di Goldoni e di molti altri. Ma, prima di tutto, su quel palco ci siamo saliti noi. E ci siamo divertiti.
Gianmarco Ruggieri, classe 4 C









