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La decorazione pittorica

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Nella seconda metà del Settecento, Mantova vive una fastosa stagione tardobarocca nell'opera del suo più grande artista, Giuseppe Pazzani, e nelle grandi imprese decorative di un pittore veronese caro alla committenza ufficiale: quel Giorgio Anselmi che affresca la cupola di S. Andrea a la sala dei Fiumi in palazzo Ducale. Un radicale mutamento nel gusto artistico interverrà solo a partire dal 1769, quando una deliberazione "illuminata" del governo austriaco farà giungere a Mantova, quale direttore dell'Accademia di Belle Arti, il pittore Giuseppe Bottani, propugnatore di un linguaggio artistico classicheggiante e sostanzialmente antibarocco. Fatta una sola eccezione, di cui si dirà, le poche testimonianze pittoriche sopravvissute nel collegio dei gesuiti e, segnatamente, nel palazzo degli Studi sono quindi comprese, per ragioni cronologiche, nell'ambito della cultura tardo-barocca. È attualmente impossibile evocare i nomi degli artisti responsabili, per mancanza di documenti d'archivio e per la qualità non eccelsa delle opere. Alcune maestranze possono essere appartenute allo stesso ordine dei gesuiti, che impiegava propri architetti e pittori nei collegi delle varie province: tra gli esempi più significativi emerge al riguardo la personalità di Andrea Pozzo. A questo maestro, anche se con modi alquanto rigidi, pare ispirarsi la quadratura prospettica con una Gloria di putti alati e il monogramma di Cristo che campeggia, entro una ridondante cornice di stucco e d'architettura dipinta, al centro della volta dell'ampio refettorio, oggi principale palestra del liceo. Le cronache la dicono eseguita nel 1695, quando si ripristina l'ornamentazione dell'ambiente, costruito negli anni sessanta del Seicento e di li a poco danneggiato da un incendio. La struttura viene quindi inglobata nel settecentesco palazzo degli Studi. A un pittore assai vicino ai Bibiena sono attribuibili le complesse prospettive architettoniche, realizzate con vivace fantasia e saldo rigore geometrico, che si intravedono, ancora da restaurare e coperte da una rete di protezione, nella Sala degli addottoramenti, pure oggi adibita a palestra. Più mediocri vedute di genere, con qualche vago riferimento bibienesco, sono le architetture con rovine dipinte, entro due riquadri incorniciati a stucco, sulle pareti dello scalone. La Gloria di angeli che reggono l'emblema della Compagnia di Gesù, sulla volta del medesimo vano (circa 1763), sembra proporre un anodino ricorso a consueti scherni trionfali barocchi di ascendenza romana. Recentemente (novembre 1990), in seguito a lavori di manutenzione, al di sopra di un solaio non originale, si è rinvenuta un'ampia volta completamente dipinta a riquadri con emblemi religiosi e motivi ornamentali, di chiaro gusto neoclassico. Dai documenti si apprende che si tratta della volta di un'aula trasformata nel 1815 in cappella del ginnasio; il nome del garbato ornatista non è stato peraltro rinvenuto. Vuote cornici di stucco, che ancora si notano in vari ambienti del palazzo, testimoniano come alcune composizioni su tela si affiancassero alle pitture murali per conferire maggior ornamento e, si può credere, più pregnante presenza di contenuti dottrinali o istituzionali al tempio gesuitico della cultura.

 

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